Giugno si è rivelato come una doccia fredda per i mercati, in particolare per i listini europei che hanno incassato un esito elettorale non proprio confermante le attese, generando qualche incertezza sul piano futuro dei banchi di Bruxelles.
Ovviamente lo scivolone più pesante è stato a Parigi con una perdita del suo indice CAC 40 sul solo mese di giugno di 6 punti percentuali, seguita poi da Milano con un più contenuto -4%, Madrid -3% e Francoforte chiude con solo un punto e mezzo di discesa.
Oltre oceano continua a correre l’indice di New York con una performance mensile di 3,5% per lo S&P 500 e un gasatissimo Nasdaq che segna un +6% trascinato dalla solite magnifiche 5 (Apple+10%, Tesla +17%, Nvidia +13%, Microsoft +10%).
In oriente un unico paese è in positivo: Tokio aggiunge un ulteriore scalino del 3% alla sua crescita annuale, mentre per Shangai ed Hong Kong i prezzi tornano in flessione perdendo circa il 3%.

Commento Macro sul primo semestre 2024
Come in un immaginario Monopoli l’unico listino che torna alla casella di partenza, avendo pescato la carta “imprevisti POLITICI” è Parigi, con l’indice CAC 40 che ritorna a 7500 punti come ai livelli di gennaio.
Resta invece da incorniciare il semestre per Piazza Affari che pur chiudendo circa 6 punti sotto i massimi raggiunti a maggio segna per la prima parte del 2024 una performance da raccontare, +10%. Meglio di Francoforte e Madrid che camminano vicino all’8%, il tutto grazie alle perfomance stellari dei titoli bancari (indice settoriale Ftse Italia Banche +34%) che attendiamo si riconfermino anche nella seconda parte dell’anno.
Altro passo invece per la borsa di New York: +15% sia per lo S&P500, sia per il Nasdaq e Russell 3000. Sarà sostenibile? L’indice Russell 2000 a bassa capitalizzazione suggerisce una crescita positiva anche del tessuto più capillare del sistema economico statunitense, quindi stiamo a vedere.
Il primo gradino del podio per questo primo semestre ha gli occhi a mandorla: Tokio porta a casa un bel 18%.
L’elemento inflazionistico che ha destabilizzato i listini occidentali gli anni scorsi sembra esser rientrato con dati confortanti di prezzi stabili sia in US sia in Europa, ora lo sguardo volge inevitabilmente alle questioni politiche e geopolitiche. Questo suggerisce sicuramente una volatilità positiva per i prossimi mesi ed un’attenzione particolare per gli avvenimenti di questo autunno.




