Commento MACRO

Agenda 47 e Trumpeconomy sono state le protagoniste assolute del mese appena trascorso.

La scelta della squadra di governo è quasi completata, e rispetto al mandato precedente, il Tycoon può contare su un appoggio più solido del Congresso, avendo una netta maggioranza dei votanti. Ciò potrebbe agevolare la rapida trasformazione delle promesse elettorali in leggi.

Per quanto riguarda temi caldi come l’immigrazione clandestina e la politica estera, Trump ha trasmesso messaggi chiari e poco negoziabili. Tra le questioni rilevanti spiccano le tensioni con la Cina e l’imposizione agli alleati europei di rispettare l’obbligo di destinare il 2% del proprio PIL alle spese militari.

Sul fronte dei dazi alle importazioni, l’obiettivo di Trump è alzarli ulteriormente per promuovere la strategia “America First”. Tuttavia, non mancano le preoccupazioni tra negozianti e grossisti statunitensi che producono beni in Cina e in altri paesi: “Ci saranno impatti diretti in primis sui consumatori americani. Oggi vuole punire la Cina e bacchettare l’Europa, ma domani potrebbe inasprire le relazioni con Paesi come India o Vietnam. Speriamo che siano solo dichiarazioni elettorali”. L’auspicio è che prevalga il buon senso e che l’economia americana resti aperta e regolamentata in modo equo e reciproco.

Altri temi caldi riguardano la fiscalità e la deregolamentazione. Si parla di un abbassamento della tassazione per le aziende al 15%, con notevoli benefici per i settori finanziario, farmaceutico, petrolifero e Big Tech. Inoltre, l’abolizione dei limiti imposti da Biden sulla condivisione di dati sensibili potrebbe essere accolta favorevolmente dal mondo dell’Intelligenza Artificiale e da figure come Elon Musk.

Commento mercati

A metà mese, le dichiarazioni di Powell hanno rasserenato gli animi. Ribadendo che lo stato attuale dell’economia è stabile e con livelli occupazionali soddisfacenti, la Fed ha deciso di mantenere i tassi invariati. Tuttavia, tra i banchieri centrali e gli investitori persiste la consapevolezza che gli interventi fiscali e i dazi promossi da Trump potrebbero generare un’inflazione elevata. Per questo si preferisce temporeggiare, evitando interventi che rischierebbero di vanificare i progressi ottenuti finora.

In Europa, la BCE esprime perplessità. Nonostante il dato sul PIL dell’Eurozona sia in crescita, permangono incertezze legate alla Germania e al peggioramento degli indicatori PMI nel mese di novembre.

I principali indici di Borsa continuano il loro consolidamento verso l’alto. L’S&P 500 rimane stabile oltre i 6000 punti, l’Eurostoxx si avvicina ai 500, mentre in Asia lo Shanghai Composite resta sopra i 3300. Il Nikkei 225 ha registrato un lieve calo del -2,23% nel mese, ma a dicembre ha recuperato, tornando sopra i 39.000 punti.

In Italia, Piazza Affari chiude in negativo, con un calo di circa il -2%. I titoli bancari hanno subito le perdite più rilevanti: Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca hanno registrato ribassi tra il -9% e il -10%.

Per quanto riguarda le commodities, l’oro ha ceduto oltre il 4% nel mese, tornando ai livelli di ottobre. Invece, il petrolio ha recuperato terreno, nonostante la persistente diminuzione della domanda cinese, grazie alle speculazioni su una possibile escalation del conflitto russo-ucraino dopo mesi di stallo.