Negli ultimi mesi estivi, sui mercati si è parlato soprattutto di inflazione, tassi d’interesse e poco altro.
L’indice VIX, che misura la volatilità dei mercati, dopo qualche picco registrato a fine luglio ha ritracciato, tornando all’interno dell’intervallo considerato di “normalità”.
Nel dettaglio, le piazze europee hanno mostrato un andamento altalenante, con Parigi che evidenzia una maggiore sofferenza, anche in relazione agli eventi politici in corso.
Negli Stati Uniti, l’indice tecnologico ha registrato una lieve flessione, mentre i future continuano a indicare un orientamento positivo in vista dell’ultimo trimestre dell’anno.
In Asia, Hong Kong e Singapore hanno registrato le performance più interessanti, sostenute dal comparto dei semiconduttori. Tokyo, invece, è tornata sui livelli di maggio, scontando una maggiore incertezza sul fronte interno.
Dal punto di vista macroeconomico, la crescita dell’economia globale è rimasta relativamente vivace e la crescita degli utili continua a essere sostenuta dagli investimenti nel comparto tecnologico, sia negli Stati Uniti sia nei Paesi emergenti, con particolare riferimento alle società dei semiconduttori quotate sulle piazze cinesi e sudcoreane.
Il nuovo rialzo dei prezzi dell’energia, dopo la flessione registrata a inizio estate, rischia di mantenere elevato il profilo dell’inflazione complessiva nel breve periodo. Ancora una volta, quindi, torna centrale il ruolo delle Banche Centrali.
Come da attese, BCE e BOJ hanno innalzato i tassi di interesse di 25 punti base, lasciando intravedere la possibilità di ulteriori rialzi entro la fine dell’anno qualora l’inflazione non dovesse mostrare segnali di rallentamento.
Sul fronte FED, dopo il discorso di Warsh a Jackson Hole, a fine agosto il rialzo dei tassi era considerato sempre più probabile.
Il 16 settembre la Federal Reserve ha quindi aumentato il costo del denaro di ulteriori 25 punti base.
Interessante, nei mesi estivi, anche l’andamento della valuta nipponica, che tra la fine di luglio e la fine di agosto ha registrato due improvvisi cali di circa il 4%. Il mercato li ha interpretati come possibili segnali di interventi interni da parte della Banca Centrale, in coordinamento con il Tesoro statunitense, a sostegno della valuta, anche alla luce delle dinamiche legate al carry trade e ai costi di copertura.
Lo scenario che si prospetta riporta in primo piano la correlazione tra azionario e obbligazionario e suggerisce un attento riequilibrio dei portafogli, verificando anche che l’esposizione alle materie prime sia coerente con il contesto di mercato.




