Il mese di novembre è stato la prova del sentiment di mercato verso l’IA. Bolla sì o bolla no?
Dopo la comunicazione dei dati di Nvidia del 24 novembre, le piazze borsistiche sembrano quasi convinte della bontà di questa montagna di investimenti. “I bilanci sono buoni e non gonfiati”; “la fame di microchip oggi è legata alla costruzione dell’infrastruttura necessaria per l’uso massiccio dell’IA in quasi tutti i settori economici”. Queste sono le due principali motivazioni che hanno convinto gli operatori che l’ultimo trimestre 2025 non è tempo di bolla. Sarà però necessario capire cosa succederà quando l’infrastruttura sarà pronta e la domanda di chip arriverà dalla filiera produttiva finale: le prime stime parlano del 2026/2027.
L’altra variabile di novembre riguarda la FED: dopo i due tagli di settembre e ottobre, dovremo aspettare il nuovo anno o la banca centrale aiuterà il rally di dicembre con una riduzione di altri 25 bps? Il mercato sembra scontare questa seconda ipotesi, anche se — a fronte del più lungo shutdown della storia USA — i dati che si andranno a discutere nella riunione di dicembre sono molto pochi.
Nel vecchio continente, l’intervento di Lagarde a fine mese porta parole di spinta per la crescita europea e segna la strada per riforme di processo, prima tra tutte quella che riguarda il sistema di voto: andare oltre il sistema dell’unanimità significa diventare un continente dinamico e poter competere a livello globale.
Guardando ai listini, novembre è stato un mese all’insegna della prudenza, con le piazze del vecchio continente che mostrano una performance media difficilmente sopra l’unità, mentre più volatilità si è registrata a Wall Street, con l’indice tecnologico in flessione dell’1,64%. Da segnalare la crescita del Brasile, rassicurato dal taglio dei tassi statunitense e da dati societari decisamente positivi, con una timida ripresa delle materie prime di cui è principale esportatore.
L’oro continua la sua crescita e, per i più ottimisti, è pronto a raggiungere i 4.500$ entro fine anno, mentre il greggio — scambiato a fine mese a 63$/barile — torna a calare in vista di un possibile accordo di pace tra Russia e Ucraina.
Un novembre abbastanza timido per presagire un vero rally di fine anno, ma le variabili in gioco — geopolitiche, monetarie e legate a una possibile bolla — sono ancora molte per fare previsioni veritiere.







