Mercati con il fiato sospeso fino all’ultimo: i prezzi di tutte le piazze occidentali e giapponesi scontavano un accordo “come da intese” per le imposizioni tariffarie e…così è stato.

Fortunatamente non c’è stato alcun ripensamento dell’ultim’ora e sia in Giappone sia in Europa sono stati confermati dazi al 15%, salvo poi definire nel dettaglio le specifiche per ogni settore.

È stato NEGOZIATO IL NEGOZIABILE dicono alcuni. In effetti la sensazione è che Von Der Leyen &Co non abbiano fatto una contrattazione particolarmente accesa, ha vinto probabilmente la necessità di portarsi a casa stabilità e delle tariffe più basse possibili.

I mercati hanno accolto favorevoli l’intesa e chiudono il mese in netto rialzo: Milano e in generale tutta Europa (a parte Amsterdam -1,23%) in positivo con performance vicine al +3%, Tokio arriva a +1,5% inglobando anche il non facile risultato elettorale.

Anche per questo mese gli Stati Uniti guidano la ripresa forti di dati macroeconomici oltre alle attese, sia S&P500 sia Nasdaq oltre il +2%, tuttavia questo trend positivo è poco percepito dai risparmiatori del vecchio continente a causa del deprezzamento del dollaro (-10% da inizio anno).

La volatilità fa da padrona anche dopo primo semestre del 2025, tuttavia ci sono concreti segnali che la politica tariffaria e la situazione geopolitica in medio oriente abbiano raggiunto tempi più maturi, scaricando un po’ di “caos” iniziale.

Per agosto sono possibili delle prese di profitto sulle piazze Europee mentre restano più interessanti i paesi emergenti che con materie prime e dollaro debole possono beneficiare del contesto.

Ultima considerazione del mese va alle piazze d’oltre oceano: qualcosa dovrà cedere, Powel con i tassi o Wall Street sui listini, staremo a vedere intanto i dati sull’occupazione sembrano confermare un rallentamento della forza lavoro impiegata perciò il taglio dei tassi di settembre sembra ora più plausibile. Anche lo scenario delle magnifiche 7 è cambiato: Tesla ed Apple che hanno fatto grandi numeri negli ultimi 2 anni sembrano rallentare, in particolare la prima risente di progettualità imprenditoriali e non, per alcuni ancor poco convincenti.