Insomma il rischio è un compagno di vita, rischio significa “osare” e andare oltre. E come tutti i giorni facciamo quasi automaticamente di fronte ad ogni scelta, anche in finanza dobbiamo imparare a gestirlo, ad affrontarlo e ad usarlo, perché non se ne può proprio fare a meno

Purtroppo no, i rischi in finanza esistono eccome! Come in tanti altri aspetti della nostra vita, anche quando parliamo dei nostri risparmi dobbiamo convivere con il concetto di “rischio”.
Il rischio è quello che si prendono quotidianamente gli imprenditori, il famoso rischio d’impresa, il rischio è quello che decidiamo di correre quando superiamo il limite di velocità; il rischio di non seguire il navigatore; il rischio di innamorarsi della persona sbagliata…

Insomma il rischio è un compagno di vita, rischio significa “osare” e andare oltre. E come tutti i giorni facciamo quasi automaticamente di fronte ad ogni scelta, anche in finanza dobbiamo imparare a gestirlo, ad affrontarlo e ad usarlo, perché non se ne può proprio fare a meno. Anzi il rischio è proprio ciò che ci porta al rendimento.
Il rischio è infatti inscindibile dal concetto di rendimento e viceversa: il rendimento è il premio al rischio che decido di assumermi così come l’utile della mia azienda è la contropartita al rischio di aprire e condurre la mia impresa.

Ma allora quando ci dicono che un investimento è “a rischio zero” (o risk-free)? Non è vero, nessun investimento è senza rischio, neppure il tanto adorato titolo di Stato italiano, che rimane pur sempre in balia del giudizio che viene dato al nostro Paese dalle Agenzie di Rating, dello spread o dell’inflazione, come abbiamo visto in questi ultimi mesi.
È però molto importante fare chiarezza sui diversi tipi di rischio che esistono in finanza, perché non sono tutti ugualmente rilevanti e soprattutto alcuni di essi possono anche essere eliminati, se si adottano scelte di investimento oculate.

L’investitore molto spesso tende a farsi condizionare dalla volatilità dei mercati, sottovalutando invece rischi molto più rilevanti. In primis il rischio di credito: il rischio cioè che l’emittente che ti ha venduto il suo titolo fallisca e non sia quindi più in grado di ridarti i tuoi soldi – detto anche rischio fallimento o di default.

Un altro è il rischio di liquidità: il rischio cioè che un giorno tu voglia rivendere un titolo che hai in portafoglio e nessuno lo voglia comprare, o magari il tuo titolo non sia quotato e quindi non ci sia trasparenza del prezzo.
Il rischio tasso: il rischio cioè che il mio investimento perda valore perché il giorno dopo che l’ho acquistato qualcuno ne proponga di uguali che danno rendimenti maggiori – questo è quanto è successo a chi aveva in portafoglio titoli obbligazionari lo scorso anno e, a fronte del forte aumento dei tassi disposto dalle Banche Centrali per fronteggiare l’inflazione, hanno subito importanti discese nel valore capitale dei propri investimenti.

Alcuni di questi rischi sono eliminabili operando scelte corrette di investimento. Ad esempio se io opto per il risparmio gestito mi libero del rischio default che, a mio parere, è quello più pericoloso di tutti, perché il più delle volte nemmeno il tempo consente di recuperare il proprio capitale.

Quando un rischio si può definire “Alto”?
Durante le consulenze parto sempre dal questionario di profilatura MiFid perché grazie ad esso è possibile individuare il livello di rischio del cliente che ho di fronte ed attribuirgli un valore matematico, concetto che ritengo fondamentale perché ciascuno di noi è diverso e quindi un rischio che per me è “rischio basso”, magari per un altro è “rischio alto”. La percezione del rischio dipende moltissimo dal proprio vissuto, dal livello di esperienza accumulata, dal proprio stato d’animo in quel momento.

Il rischio non può essere solo una percezione. Il rischio può e deve essere misurato. Per ogni investimento c’è la possibilità di misurarne il rischio, con parametri oggettivi ( come per esempio l’ISR, il Var, il Rating,) che ci permettono di confrontare strumenti diversi, capendo qual è il più rischioso, costruendo poi un portafoglio di investimento adatto al singolo investitore.
Capire esattamente quello che desidera il cliente, quali sono i suoi obiettivi e quanto il tempo a disposizione, sono elementi fondamentali per riuscire a costruire investimenti con il corretto livello e tipo di rischio. È inoltre fondamentale monitorare continuamente il livello di rischio del portafoglio perché fattori esogeni ed endogeni possono modificarlo nel tempo, anche significativamente.

Un altro rischio, non propriamente finanziario, che subiscono i nostri investimenti, è la nostra emotività, che spesso ci porta a fare scelte sbagliate nella tipologia e/o nella tempistica.

Ma di questo parleremo la prossima volta!

Sofia Baggi

 

Articolo di BergamoNews del 24 ottobre 2023 > leggi