Bergamo News, 3 marzo 2025
Di Sofia Baggi
Il 24 febbraio 2026 è stato pubblicato il Rendiconto di genere che l’INPS elabora annualmente. Se avete occasione, leggetelo perché è un documento interessantissimo: analizza la condizione femminile nel Paese, esplorando opportunità e criticità nei vari contesti sociali. Altrettanto interessanti, su questo tema, sono i dati che l’ISTAT periodicamente elabora.
Dati più eclatanti?
Anche nel 2025 continua a persistere il divario pensionistico fra uomini e donne. Con un tasso di occupazione molto più basso, carriere lavorative caratterizzate da frequenti interruzioni (non sempre volute) e stipendi che continuano a essere mediamente il 20% più bassi rispetto a quelli degli uomini, le donne arrivano al momento del pensionamento percependo un assegno che mediamente è del 26% inferiore rispetto a quello di un uomo.
Stiamo parlando di medie. Ci saranno quindi donne che percepiscono pensioni più simili a quelle della categoria maschile, ma anche donne le cui pensioni registrano un gap ancora maggiore rispetto a quello evidenziato. Un altro dato interessante, questa volta positivo, è che le donne continuano ad avere un’aspettativa di vita più alta.
La vita media di una donna in Italia è di 85,6 anni, quella di un uomo di 81,5. Un’età media generale che continua ad aumentare – unica interruzione negli anni della pandemia, che purtroppo ha fatto registrare parecchie (troppe) perdite soprattutto fra le persone più anziane. E sapete quante sono, in Italia, le persone che superano i 100 anni? Ben 23.548 (e di queste l’83% sono donne).
Quindi? Se ragioniamo su tutti questi aspetti che ho preso in esame… quali riflessioni si possono fare?
Indubbiamente la prima è: come faranno le nostre future ottantenni, novantenni o addirittura centenarie a vivere con una pensione media di circa mille euro al mese?
È quindi fondamentale che soprattutto le donne comincino il prima possibile a costruire il proprio sostentamento finanziario futuro, altrimenti sarà complicato avere le disponibilità economiche necessarie a coprire i costi di un eventuale aiuto in casa, spese mediche e sanitarie, case di cura o addirittura RSA (che sappiamo quanto costano). Le donne hanno il dovere (mio parere di donna e mamma) di pensare il prima possibile a come costruirsi questa solidità economica, anche solo per non dover pesare necessariamente sui propri figli in futuro.
Nonostante i dati siano eclatanti e si parli ormai da qualche tempo di queste criticità, le donne sembrano ancora faticare a “fare il primo passo”, prendendo decisioni finanziarie importanti per la propria vita attuale ma soprattutto futura. Sapete che in Italia solo il 58% delle donne ha un proprio conto corrente bancario? Le altre o non ce l’hanno proprio o ce l’hanno ma cointestato con il marito o il compagno. E il più delle volte la motivazione è “per non avere troppi e inutili costi bancari”… secondo me non è questa la “vera ragione” (o almeno lo è solo in parte).
La vera ragione è che quello che dobbiamo mettere in atto non è solo un cambio di atteggiamento, ma un vero e proprio cambiamento culturale.
Complicato, dite? Sicuramente.




