Sell in May and go away!” è una massima di borsa che, da qualche anno a questa parte, non sembra più trovare particolare applicazione. In realtà, qualche vendita è arrivata nell’ultima settimana di maggio, ma complessivamente la performance globale mensile mantiene il segno positivo.

A soffrire maggiormente sono state le piazze asiatiche: fatta eccezione per Tokyo, in pieno rally con un +11,88%, e Singapore, a +2%, in Cina e India si registra una flessione media del 2,05%.

Il Vecchio Continente inizia a interrogarsi su come saranno i prossimi mesi in termini di ristrettezza energetica e, nell’ultima settimana, tira leggermente il freno, riportando comunque una performance media intorno al 3%.

Oltreoceano, le grandi società del settore tecnologico trascinano il Nasdaq oltre il +10%, mentre i dati sull’inflazione si attestano in linea con le attese, al 3,8%.

Per gran parte del mese, i mercati sembrano disinteressarsi dell’andamento del conflitto USA-Israele-Iran, continuando a generare performance di tutto rispetto. Solo nell’ultima parte del mese, i dati sulla crescita economica europea e statunitense sembrano raffreddare gli animi, senza però avere particolari ripercussioni sul quadro inflattivo.

Per quanto riguarda le banche centrali, Warsh, ufficialmente insediato alla Fed il 22 maggio, lascia intendere che molto probabilmente non interverrà sui tassi almeno per i prossimi sei mesi. Per la BCE, invece, il rialzo di 25 punti base a giugno viene dato per certo e, con ottime probabilità, sarà seguito da un intervento analogo a luglio o a settembre.

Il tema della concentrazione è evidente tanto nei mercati a stelle e strisce quanto nei Paesi emergenti, con Taiwan, Corea e Cina che insieme rappresentano oltre il 60% dell’indice EM, grazie soprattutto al peso delle società legate al settore tecnologico.

Questa considerazione non deve spaventare, ma deve sicuramente renderci consapevoli di quanto sia importante avere una diversificazione reale del portafoglio per tutelare al meglio il nostro patrimonio.
Essere attivi e dinamici farà certamente la differenza in qualsiasi scenario economico futuro.