L’andamento dell’ultimo mese del semestre 2026 è altalenante sui listini di tutto il mondo.
C’è comunque un generale ottimismo che si esprime al meglio sulla piazza USA e a Tokyo, che da inizio anno hanno performato rispettivamente +19,91% il Nasdaq e +39,18% il Nikkei 225.
Nel Vecchio Continente il mese di giugno è stato di ripresa, con un +3% medio su tutte le piazze, tranne Francoforte, rimasta al palo con una flessione appena sotto lo zero.
L’analisi del semestre ci impone di prestare molta attenzione alla concentrazione settoriale che si sta definendo nei vari indici mondiali. Dai mercati emergenti agli Stati Uniti, il supporto degli utili delle aziende tech resta il principale sostegno, con stime che prevedono tuttavia un’espansione strutturale e industriale.
In questo mese la voce grossa la fa il petrolio, che incassa l’accordo, più o meno incerto, tra USA e Iran e scende a 70 $ (Brent), registrando una performance mensile del -27% e riportando un buon respiro soprattutto alle economie importatrici di greggio, in primis l’Europa.
Oro in discesa, con giornate in cui il prezzo è sceso anche sotto la soglia limite dei 4.000/oz, segnale di presa di liquidità in previsione di un dollaro stabile e di una crescita dei tassi.
Le politiche espansive in Cina non trovano sbocco, con una domanda interna ancora debole che stenta a decollare; dinamica opposta, invece, nelle economie sviluppate, dove occupazione e inflazione restano le osservate speciali: BCE, ansiosa e iperattiva, si è già attivata con un primo rialzo dei tassi e un altro in “canna” per settembre, mentre la nuova presidenza FED risulta di più difficile interpretazione. Tuttavia, le previsioni sono per tassi USA fermi fino alla primavera del 2027.




